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Questo è il metodo operativo per raccogliere le espressioni più vere,
immediate, non appassite
dalla preparazione, da quella inevitabile finzione cui non riesce a sottrarsi nemmeno il soggetto
più disinvolto e sicuro di sé.
Un minimo atteggiamento di recitazione, infatti, è inevitabile, anche da parte delle persone più
ingenue e semplici. Lo scatto di sorpresa, inoltre, può risolvere tutte quelle situazioni in cui
sia difficile riprendere l'uomo che, cosciente o no della presenza del fotografo, potrebbe dare
al momento dello scatto un'immagine falsa, o addirittura potrebbe manifestare un atteggiamento di
netto rifiuto. Nel primo caso il fotografo deve avere pazienza, lasciar scaricare psicologicamente
ed emotivamente il suo soggetto, scattando anche qualche fotografia che poi sa già di non utilizzare.
Deve però stare sempre all'erta, con l'otturatore armato e con diaframma e fuoco predisposti,
per scattare di sorpresa quando il soggetto presenta un atteggiamento, un'espressione o compie
un'azione, nella più totale naturalezza. Questo metodo richiede una considerevole attenzione e
la capacità di agire estemporaneamente senza perdere un solo attimo, e occorre grande allenamento
e senso dell'inquadratura da parte del fotografo, oltre a una prontezza di riflessi e alla calma
e precisione nell'eseguire con attenzione e freddezza in pochi istanti tutte le operazioni che
precedono lo scatto.
La messa a fuoco è il momento operativo più delicato, sopratutto se si usa un obiettivo di focale
lunga e in ambiente poco luminoso. Le operazioni di messa a punto del sistema diaframma/tempo
di posa, possono essere affidate all'automatismo, se si dispone di una macchina che ne sia dotata.
Per le fotografie in cui non prevale la rappresentazione dei volto, ma piuttosto l'espressione intima e
l'azione, o l'atteggiamento del soggetto nel suo insieme, l'obiettivo di corta focale (il 35 mm nelle
macchine di piccolo formato) consente una maggior rapidità delle operazioni di messa a punto, potendosi
in alcuni casi mantenere una predisposizione pan - focus della messa a fuoco dell'obiettivo.
Per questo genere di fotografie sono molto pratiche le macchine a mirino galileiano dell'ultima
generazione, sia quelle con la sola esposizione automatica, sia quelle anche con automatismo della messa
a fuoco. Con queste macchine l'attenzione del fotografo sarà tutta dedicata allo studio del soggetto,
all'attesa del momento migliore per scattai e potrà anche mettere in atto qualche facile artificio
per non dare a intendere che è già pronta a scattare, come, ad esempio, non guardando nel mirino, ma
immaginando l'inquadratura e tenendo la macchina in mano appoggiata sullo stomaco o su un fianco,
con l'obiettivo puntato sul soggetto tenuto pressappoco al centro dell'inquadratura, e con il dito sul
bottone pronto a scattare al momento migliore. Spesso il taglio di queste inquadrature non è perfetto
ed è necessario correggerlo in stampa o durante la duplicazione. Talvolta non è perfetta la definizione,
ma il valore del contenuto dell'immagine può essere notevolmente superiore al valore tecnico
convenzionale: sarà più soddisfatto per queste immagini il fotografo che, consumato il primo grande
amore con i piaceri della tecnica, cercherà nuove e più stimolanti esperienze con il mondo assai più
vasto del racconto dell'invenzione e dei contenuti.
Così si può validamente operare per realizzare quelle immagini cosiddette «rubate in tutti quei
contesti in
cui si voglia descrivere una situazione o una condizione umana estremamente autentica, «vera»,
facendo in modo
che la presenza del fotografo passi inosservata.
Si potrà considerare che con obiettivi di corto fuoco, ci si trova distanti dai soggetti più
interessanti, si rischia
di perdere espressioni o particolari gesti, che potrebbero invece essere fondamentali, o per
lo meno interessanti, per
descrivere meglio quelle persone.
Una fotografia di questo tipo, se tecnicamente corretta, può prestarsi per un'operazione di
ricerca dei particolari
sia con l'ingranditore in sede di stampa, sia duplicando la diapositiva.
In camera oscura un ingrandimento molto spinto si può ottenere proiettando l'immagine verso t
erra o sul muro sia rifotografando
la prima stampa e ingrandendo anche questo secondo negativo.
Nel caso delle diapositive, si potrà effettuare
la duplicazione isolando il particolare con la
tecnica della macrofotografia, usando il
soffietto estensore e, per ingrandimenti più
spinti, obiettivi di focale corta (per esempio,
il 24 mm rovesciato). Se si dispone di un
microscopio, l'esplorazione di diapositive può
riservare delle interessanti e stimolanti
sorprese. Un altro metodo consiste nel
proiettare la diapositiva su una carta opaca
liscia e riprendere il particolare che interessa
tenendosi il più in asse possibile con la
proiezione. Esistono in commercio fogli di
plastica simili alla carta da ingegneri, ma con
grana estremamente fine, praticamente
Invisibile, che, opportunamente montati su un
telaio di legno, costituiscono un ottimo schermo
per proiezione in trasparenza, risolvendo così
il problema dell'asse di ripresa coerente
all'asse di proiezione.
Per queste pratiche è indispensabile usare una macchina fotografica con
esposimetro
TTL, fondamentale per leggere l'esposizione senza dovere fare calcoli complicati
di perdita di luminosità proporzionali al tiraggio dell'obiettivo. Molto
utili, fra le macchine ad esposizione automatica, quelle a priorità di
diaframma, potendosi montare su esse qualsiasi tipo di obiettivo, il tempo di
otturazione verrà automaticamente determinato in base alla quantità di luce che
arriva sul piano focale, indipendentemente dall'allungamento dell'obiettivo e
dal diaframma utilizzato.
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