CULTURA > poesia

 

Bruno Auroisicchio  - «questo sottilissimo filo...»

Altre raccolte:

con l'anima nuda

 

 

è nato a Sambuca di Sicilia nel 1956 dove vive con la sua famiglia.
è professore ordinario di ruolo nel Liceo Scientifico di Stato "Sante Simone" di Conversano (Bari), per la Cattedra di Storia e Filosofia.
Giunto al magistero educativo giovanissimo si è laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi Bari. Ha conseguito il diploma di Scuola Magistrale ortofrenica presso l'istituto di Psicologia di Bari; il diploma della Scuola Superiore di teologia e Filosofia presso il Di Cagno Abbrescia; il diploma di Paleografia, Diplomatica, Archivistica, presso l'istituto di Storia Patria di Bari. Ha conseguito numerose abilitazioni all'insegnamento tra le quali: Filosofia, Storia, Psicologia, Sociologia, Scienze dell'Educazione, Materie letterarie. Ha frequentato un Corso di perfezionamento post-laurea in Sociologia e Psicologia, con notevole profitto.
Ha collaborato, per diversi anni, prima con la Cattedra di Pedagogia Sperimentale, poi con la Cattedra di Storia della Pedagogia presso l'Università di Bari. È stato Presidente della Sezione di Bari dell'Opera Nazionale Montessori per un lungo periodo; Consigliere nazionale della stessa Opera Montessori, membro della Giunta esecutiva; membro dell'Osservatorio delle Politiche Scolastiche Educative. Ha organizzato un Convegno Nazionale Montessori a Bari, dal titolo "Il Bambino nella società complessa". Prospettive Montessoriane.
Ha frequentato il Cenacolo letterario della Vallisa ove si è stretto da amicizia con Daniele Giancane, Francesco Bellino, Rino Bizzarro e altri poeti dello stesso Circolo.
La sua produzione letteraria inizia con Recensioni{ Progetti di sperimentazioni, Saggi pubblicati da note riviste specialistiche, tra le quali Scienze, oggi. Il suo primo libro, pubblicato dalla casa editrice Ladisa di Bari, si intitola Una scuola per l'uomo; seguono Soltanto Amore, a cura della casa editrice La Vallisa. Ben presto, del citato libro, compare una recensione sulla Gazzetta del Mezzogiorno di Raffaele torio. Seguono, sempre per La Vallisa, La Cinciallegra, La Collina dei mandorli in fiore; a cura dell'Arci-Uisp e con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Sannicandro di Bari, La rosa, il giardino fatato e l'erba giovane insieme a Daniele Giancane ed a Porzia Magistrale; a cura delle edizioni dell'Opera Nazionale Montessori, insieme ai membri dell'Osservatorio, pubblica La scuola italiana tra obiettivi e standard. Dello stesso Autore sono in preparazione raccolte di poesie e saggi storico-letterari di prossima pubblicazione.


NEL LABORATORIO
Ancora una raccolta, una raccolta di poesie dove il tema centrale è sempre il ricordo, le cose dette e non dette, le fantasie frammischiate alla realtà, ma questa volta il tutto è condotto e sostenuto da un sottilissimo filo, forse quello che sorregge la vita di tutti gli uomini e che quasi nessuno si accorge di possedere e... quando questo accade lo senti quasi spezzarsi e ritorni ad aggrapparti a lui per non perdere il vero contatto con la vita, con la realtà, per accorgerti, forse, del fatale andare del tempo e delle corse affannose che condizionano la nostra esistenza.
Da queste considerazioni la nascita di una manciata di riflessioni poetiche che oscillano tra la vita raccontata e la pretesa di coinvolgere chi legge perché, in fondo, ognuno si ritrova nelle stesse condizioni di chi ha scritto e se fa finta di ignorare la propria vita che oscilla tra il reale e l'irreale si accorge di quel sottilissimo filo e resta quasi stupito della brevità della vita, dalla sua caducità, dal turbinio degli eventi e dalla folle corsa del tempo. È allora che l'uomo si mette alla ricerca del suo tempo perduto e si rende conto di poterlo fare soltanto attraverso i ricordi che rendono bella la vita, le riflessioni, le considerazioni che non sono state mai fatte e si affretta ad un bilancio della propria esistenza. Sarà, forse, questo il momento in cui ogni uomo si scopre poeta o meglio capace di esprimere tutte quelle cose che non ha detto, che non ha saputo dire e che rendono sempre più sottile quel filo che lega l'esistenza dell'uomo alla sua eternità.
Allora finanche l'uomo comune avverte il desiderio di affidare ai posteri un suo pensiero, una personale riflessione che, in taluni casi, riesce a raggiungere forme di poesia in grado di essere codificata e decodificata da tutti; comprese da tutti e non una costruzione astratta, ricercatezza, verso reboante, forma esaltante, ripiegamento patologico su se stessi, analisi introspettive che producono soltanto costruzioni di cattedrali di vetro dove tutto luccica, ma che abbacina soltanto chi guarda o chi legge. Ancora provoca dialettiche, disquisizioni, immense contese volte a legittimare la giusta comprensione di un verso giungendo persino ad attribuire intenzioni che, chi scrive non ha mai avuto. Così l'attento lettore e finanche il non addetto ai lavori, oggi, in un'era di totale confusione ove, spesso, si sono persi i referenti, le semantiche di semplici espressioni e ove si fatica non poco a tornare nei solchi della normalità, ove la trasgressione diventa sinonimo di modernità e di gusto dell'ebbrezza, si sente il bisogno di ri-considerare, rettificare, i propri sentimenti. Nasce così il coraggio di affidare alla scrittura e di far noto agli altri le proprie passioni, i propri sentimenti, le proprie ansie, i propri dolori, forse, per esortare chi legge a riconoscersi nelle piccole cose che, in fondo, appartengono a tutti, che tutti provano, ma... che molti preferiscono tener per sé, evitando, prudenzialmente, il giudizio dell'altro. In questo modo non si aiuta nessuno ad intraprendere un autentico cammino verso la ricerca della bellezza, della verità ed a ripudiare, una volta per tutte, quella sovrastruttura nella quale l'uomo, volontariamente, si ingabbia. Poi, all'improvviso, si accorge di quel sottilissimo filo ed allora... tutto cambia.

L'Autore

INTRODUZIONE
"Questo sottilissimo filo": un sottilissimo filo avvolge tra loro le intense poesie di Bruno Aurisicchio, un filo di delicata malinconia che si dipana nella nebbia di dolci, stanchi ricordi. Sogno di un amore lontano, perduto nel silenzio di ostinate solitudini, confuso nella follia di un desiderio inespresso, testardamente conservato nelle fibre più nascoste di un io deluso, ma non per questo meno innamorato.
E l'immagine di lei prende vita in un passato bruciato dai rossi papaveri, nella attesa di una sola parola che restituisca il respiro del mare, che si fa varco tra gli atomi opachi del nostro inutile esistere per riannodare il filo, per scoprire ancora la linea sottile del cielo che esiste... nonostante. Spazi della vita di un uomo che rilegge le cose di sempre, nel pallido chiarore di una luna distratta, raminga come il nostro animo in cerca di un approdo, esule nelle distese astrali dell'universo come esuli siamo noi nei labirinti inestricabili dei nostri sentimenti. Eppure, ancora ieri leggevamo le favole e le nostre favole di ieri presero forma nelle stupide, bellissime illusioni di oggi. Ricordi, instancabili ricordi: odori, rumori, voci chiare di volti umani ormai lontani eppure vicinissimi ancora nel tempo e nello spazio, mentre impazziva l'estate della nostra età profumata di salsedine. Godersi così un "solitario minuto dell'esistenza umana": e mentre cerchi la tua ragion d'essere continui inspiegabilmente a credere che la favola sia negli occhi di chi ti guarda e non ti comprende.
Ogni verso scandito dalla luce forte di un viso di donna, amata per un'infinita, sempre rinviata ultima volta, quando si mostrava a te ubriaca della vita, senza pudore, senza reticenze, meravigliosamente matura nella sua interiore fanciullezza. Un volto che sembra svanire nella triste opacità dell'autunno della vita, ma che riemerge miracolosamente intatto dal fondo oscuro della memoria a ridare senso a ciò che senso non ha più... E se le nubi si fanno più nere e sta per piovere, c'è ancora il profumo degli asfodeli... La nostalgia ti "prende l'anima, scivolando lungo il baratro di un'invisibile stanchezza, di un grido soffocato d'amore". Solo le sue "piccole mani" per trattenere un tempo che non si ferma più, un tempo già perduto che non si ferma più. Lo sconforto allora prende il posto della tristezza mentre un nuovo bisogno affiora prepotente: quello di una solitudine che ci restituisca l'essenza, che ci riconduca alla radice del nostro essere, che ci ridoni il nostro spirito. Mentre i sogni si inaridiscono, anche lei sembra invecchiare e le sue mani divenire fatalmente rugose. Ma il poeta sognatore non può arrendersi, non può accettare un cielo senza albe e senza stelle e grida: "Fermati! E ritorna alla vita, all'amore". Le emozioni rinascono e sfidano il vento come schegge impazzite di luce.


Rossella Cicchelli

 

P O E S I E

Ancora la luna

E adesso

E tu non senti

Il rosso dei papaveri
Io lo sento Ora sono solo Quanti volti Questa strana solitudine
Questo sottilissimo filo Una dolce musica Una triste melodia Ti ho sentito
       


<< return back